"Prima del calcio di rigore"


Regia: Wim Wenders
Assistenti alla regia: Veith von Fürstenberg, Klaus Bädekerl
Soggetto e sceneggiatura: Wim Wenders, dall'omonimo romanzo di Peter Handke
Dialoghi: Wim Wenders, Peter Handke
Fotografia (colore, 35 mm): Robby Müller
Montaggio: Peter Przygodda
Scenografia: R. Schneider Manns-Au, Burghard Schlicht
Suono: Rainer Lorenz, Martin Müller
Musica: Jürgen Knieper
Interpreti: Arthur Brauss (Joseph Bloch), Kai Fischer (Hertha Gabler), Erika Pluhar (Gloria T.), Libgart Schwarz (Anna), Marie Bardischewski (Maria), Michael Toost (il rappresentante), Bert Fortell (il doganiere), Edda Köchl (la ragazza), Mario Kranz (il bidello), Ernst Meister (il pignoratore), Rosl Dorena (la signora della corriera), Rudi Schippel (il padrone della pensione), Monika Poschl e Sybille Danzer (le parrucchiere), Rüdiger Vogler (lo scemo del paese)
Produzione: Produktion 1 - Filmverlag der Autoren (Monaco di Baviera), Österreichischer Telefilm AG (Vienna)
Durata: 101'
Origine: Germania, 1971

Pochi giorni dopo la fondazione del Filmverlag der Autoren, nel 1971, Wenders riesce ad ottenere il finanziamento per la sua nuova produzione che prende il titolo Prima del calcio di rigore, coprodotto dal Filmverlag, dalla società televisiva austriaca Telefilm AG e dall'ente radiotelevisivo regionale WDR di Colonia. E' la prima volta che Wenders si trova a girare con un budget consistente (600.000 marchi) e che lavora con una troupe organizzata e con attori professionisti. A proposito del suo metodo di lavoro c'è da dire che con questo film Wenders inaugura la consuetudine tipica del suo metodo di lavoro di creare un gruppo affiatato con gli attori e con la troupe. Questo è anche il primo film di Wenders sottotitolato e distribuito in Italia - anche se soltanto nel circuito d'essai. A proposito della produzione di questo film è interessante un aneddoto: Wenders usufruisce di un finanziamento del Kuratorium Junger Deutscher Film riservato alle "opere prime" di autori del Nuovo Cinema Tedesco. In realtà Wenders aveva già realizzato Summer in the City, ma questo film era passato talmente inosservato che Wenders riuscì lo stesso ad ottenere il finanziamento. Racconta lo stesso Wenders a proposito di quell'episodio: "Non si trattava di un'opera prima, ma loro credevano di sì. Non gli dissi di 'Summer in the City', e nessuno ne sapeva nulla allora." (Dawson, 1976 : 41).

La sceneggiatura del film viene scritta da Wenders che la riprende dall'omonimo romanzo di Peter Handke (Handke, 1970). Come ricorda il critico cinematografico tedesco Reinhold Rauh, Wenders si trovava ospite a casa di Handke proprio mentre questi stava scrivendo il libro. Egli non fece altro che riprendere pari pari il romanzo così come era stato scritto e lo divise in scene, giacché il testo presentava un ritmo ed era costellato di descrizioni che si prestavano perfettamente a questa operazione. Ha detto Wenders in proposito: "In esso ogni frase è la descrizione di un'inquadratura. [...]. Ho suddiviso il libro in scene e poi ho semplicemente ritagliato queste scene. Non ho fatto una riduzione, ho solo preso il libro così com'era." (Rauh, 1990 : 29). Dal punto di vista strettamente estetico il film nasce come opera estremamente fedele al romanzo da cui deriva. L'unico cambiamento riguarda il personaggio principale, Josef Bloch, e fu voluto da Wenders che desiderava inizialmente girare un film convenzionale che parlasse di un tema popolare come il calcio (Rauh, 1990 : 32). Nel libro il protagonista è un ex-portiere di una squadra di calcio, di professione elettricista, che una mattina giunge sul posto di lavoro e apprende di essere stato licenziato senza motivo; nel film, invece, Bloch svolge ancora la sua attività agonistica e durante una partita viene espulso dal campo, anche qui senza motivo. L'esclusione dalla partita innesca una reazione a catena nella mente del protagonista, il quale comincia a vagabondare triste per le strade di Vienna (la città dove si svolge il film) alla ricerca di sé stesso.

L'espulsione dal campo all'inizio del film è solo la causa scatenante che fa distaccare Bloch dalla realtà. Si verifica cioè quello scarto che è caratteristico dei personaggi dei film di Wenders e che porta l'eroe ad un cambiamento del suo rapportarsi col mondo esterno: "lo precipita nel vuoto e nell'isolamento" (D'Angelo, 1994: 37). Bloch trascina la sua inquietudine nei vari luoghi dove si viene a trovare, senza che ciò comporti una qualche progressione drammatica del film. L'episodio scatenante iniziale gli fa smarrire la propria identità e il vagabondaggio diventa il sintomo esteriore di un processo di disancoramento, di perdita di contatto con la realtà, dove le persone che egli incontra gli appaiono improvvisamente estranee, incomprensibili e insondabili. In questa situazione le occasioni di contatto vengono vissute da Bloch con un meccanico abbandono, più per disperata assenza di volontà che per una determinazione a ristabilire volutamente la pace con se stesso. Bloch ormai non si riconosce più in questo ordine della realtà, nell'esistenza e nelle consuetudini che la regolano. L'incontro con la cassiera del cinema è vissuto da Bloch senza entusiasmo, così come senza entusiasmo si consumerà l'occasionale avventura con lei. L'omicidio giunge del tutto improvviso ed inaspettato e la macchina da presa "normalizza" l'azione compiuta da Bloch astenendosi dall'intervenire nel giudizio dell'accaduto e di isolare un qualsiasi particolare che possa esprimere una certa drammaticità dell'azione.

Dal punto di vista della trama il film rivela una frattura nei confronti del genere poliziesco. In questo modo, al distacco del personaggio rispetto alla realtà, si aggiunge il distacco del regista nei confronti della consuetudine cinematografica. L'aspetto più evidente del film è che non esiste una progressione drammatica della storia. E' un poliziesco in cui non succede niente di particolare, non c'è tensione (semmai esiste soltanto la negazione della tensione) e addirittura l'omicidio è un gesto come gli altri, assolutamente insignificante. A proposito della storia Wenders ha dichiarato: "E' una storia poliziesca e noi facciamo anche un film poliziesco, ma allo stesso tempo è un poliziesco atipico, perché quello che conta sono solo le situazioni nelle quali si trova il portiere. Quello che conta non è affatto ciò che succede nella storia, che tipo di tensione vi si ritrova, bensì soltanto come accadono le cose." (Blum, 1972). L'unica trasgressione è quella del regista che con lo sguardo indifferente della cinepresa "sottrae drammaticità all'azione di Bloch" (D'Angelo, 1994 : 39). Nello sviluppo della storia l'omicidio non scatena nessun tipo di evento, è soltanto un atto come un altro del protagonista e addirittura tende ad essere dimenticato dallo spettatore: anche alla fine del film non si sa ciò che accade a Bloch per aver commesso questo delitto. E' come se il regista abbandonasse questa storia senza che l'omicidio lasci traccia. Wenders ha dichiarato in seguito di essersi lasciato ispirare dai film di Hitchcock, soprattutto nella costruzione delle inquadrature, che in questo film non sembrano avere niente in comune con quelle dei suoi film precedenti: in primo luogo sono relativamente brevi, inoltre Wenders ricorre spesso all'uso dell'illuminazione artificiale, opta di frequente per un montaggio ricco di tagli in campo-controcampo e fa compiere alla macchina da presa ampi spostamenti. Apparentemente il film non ha niente in comune con Summer in the City, poiché si nota soprattutto una consapevolizzazione dell'uso dei mezzi tecnici che non ha niente a che vedere con la timidezza dei primi lavori, soprattutto per quanto riguarda il montaggio. I temi tuttavia sono quelli cari al regista, soprattutto la musica rock e la presenza quasi ossessiva del juke-box in qualsiasi posto ove si rechi il protagonista.

Come ricorda Reinhold Rauh nella biografia del regista tedesco, il film viene trasmesso in "prima assoluta" dalla rete televisiva tedesca ARD la sera del 29 febbraio 1972. Nonostante il carattere in un certo qual modo legato al calcio, il film non è accolto positivamente dal pubblico, che non comprende il motivo dell'omicidio e non riesce ad immedesimarsi nella vicenda narrata. I critici si occupano invece del rapporto fra la trasposizione cinematografica e l'opera di Peter Handke, cercando di mettere in luce le differenze fra il romanzo e l'interpretazione che ne dà Wenders (Rauh, 1990 : 32). Anche al cinema il film non ha successo, tuttavia la fama del suo autore varca per la prima volta l'Oceano Atlantico e a New York il film viene proiettato ad un festival minore. Wenders vola in America su invito degli organizzatori della manifestazione e assapora per la prima volta l'American Dream, che tanto aveva sognato durante l'infanzia.


5) "La lettera scarlatta"


3) Il primo lungometraggio: "Summer in the City (dedicated to the Kinks)"


Bibliografia essenziale


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