"Lisbon Story"


Regia: Wim Wenders
Soggetto e sceneggiatura: Wim Wenders
Fotografia (colore, 35 mm): Lisa Rinzler
Montaggio: Peter Przygodda, Anne Schnee
Scenografia: Zé Branco
Suono: Vasco Pimentel
Montaggio del suono: André Bendocchi Alves
Musica: Madredeus
Interpreti: Rüdiger Vogler (Philip Winter), Patrick Bauchau (Friedrich Monroe), Teresa Salgueiro, Pedro Ayres Magalhes, Rodrigo Leão, Gabriel Gomes, José Peixoto, Francisco Ribeiro (I Madredeus), Manoel de Oliveira (sé stesso), Vasco Sequeira (il camionista), Ricardo Colares (Ricardo), Joel Ferreira (Zé), Sofia Benard da Costa (Sofia), Vera Cunha Rocha (Vera), Elisabete Cunha Rocha (Beta), Canto e Castro (il barbiere), João Canijo (il truffatore), Viriato José da Silva (il calzolaio).
Produzione: Ulrike Felsberg, Paulo Branco, Wim Wenders per la Road Movies Filmproduktion GmbH (Berlino), in collaborazione con Lisboa 94 (Lisbona) e Westdeutscher Rundfunk (Colonia)
Durata: 105'
Origine: Germania, 1994

Con Il cielo sopra Berlino, il regista ha ricevuto nel 1988 la nomination all'Oscar per il miglior film straniero, ma non è riuscito a portarsi a casa la prestigiosa statuetta. L'impresa è riuscita invece lo scorso anno a Michelangelo Antonioni (anche se si è trattato soltanto di un riconoscimento alla carriera), con il quale Wenders ha girato un film che è uscito nel settembre dello scorso anno e che ha partecipato lo scorso anno alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Al di là delle nuvole. Già nel 1994 Wenders aveva realizzato un film intitolato Lisbon Story e ambientato - come il titolo fa intuire - nella capitale portoghese.

Il film racconta la storia di un tecnico del suono che ha il compito di sonorizzare un film e che vaga per la città registrando tutti i suoni interessanti: voci umane nella concitazione del mercato, il rumore del traffico e così via. A proposito della trama di questo film, va ricordato che Wenders negli ultimi anni ha moltiplicato le sue ricerche in campo sonoro e che, a partire da L'amico americano, via via attraverso Paris, Texas, per giungere a Il cielo sopra Berlino, la colonna sonora ha acquisito un'importanza sempre maggiore. Non stupisce in questo senso la scelta del regista di dare importanza in un suo film al tratteggio di un personaggio che avesse a che fare con il sonoro filmico. In effetti non bisogna ritenere che le immagini non interessino più il regista; anzi, negli ultimi anni Wenders si è dedicato alle sperimentazioni nel campo dell'alta definizione, ha espresso un vivo interesse per le immagini fotografiche giungendo a pubblicare libri di fotografie scattate prevalentemente durante i suoi viaggi e infine ha espresso in più di un'intervista il suo interesse per quel genere espressivo tutto particolare che è il video-clip musicale, dandoci tra l'altro un segno che la sua vecchia, grande passione per il rock non è finita. Certo è che secondo Wenders il panorama visivo che ci attornia, in particolare la televisione, non è stimolante per un qualsivoglia spettatore alle soglie del duemila.

Wenders ha affermato in proposito: "Nell'inflazione di immagini elettroniche che essa [la televisione] ci offre, sembra esserci così poco degno di nota, che viene da chiedersi, se non sarebbe meglio tornare all'antica tradizione della poesia e della pittura. Ha più valore vedere poche immagini ma piene di vita, che averne davanti una grande quantità senza senso." (Spagnoletti - Töteberg, 1989 : 159). Già nel 1973 Wenders in una scena di Alice nelle città mostrava il protagonista che, stanco della televisione, distruggeva l'apparecchio televisivo che sputava fuori immagini di tutti i tipi. E, come previsto dal regista venti anni fa, si è verificata un'inflazione del mezzo televisivo e di immagini della TV che può soltanto farci riflettere. In un'intervista del 1989 concessa a Reinhold Rauh, Wenders ha dichiarato che nel panorama odierno c'è soltanto da sperare che qualcuno riuscirà a staccarsi dall'orrore generale che ci presenta la televisione in genere (Wenders a questo proposito fa notare come non ci sia più molta differenza tra la televisione americana e quella europea, al contrario di venti anni fa). E conclude affermando: "Credo che in generale nella televisione non vi sia più niente da salvare, che in essa non si possano più recuperare né la morale, né l'estetica. Tutto ciò diventa sempre più terribile. In linea di massima, penso, la televisione diventa insopportabile : il fascismo nudo e crudo." (Rauh, 1990 : 240). Non si può che essere d'accordo con queste parole.


24) "Al di là delle nuvole"


22) "Così lontano, così vicino"


Bibliografia essenziale


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