Negli anni che vanno dal 1967 al 1970 si realizza la maturazione artistica di Wenders: da studente
della HFF (Hochschule für Fernsehen und Film) (Istituto Superiore per la Televisione e
il Cinema), passando attraverso la scrittura sul cinema e il lavoro di critico, egli approda al
vero e proprio linguaggio cinematografico, rappresentato dai suoi primi, timidi esperimenti con la
macchina da presa. Già in queste prime opere rudimentali si notano alcune caratteristiche
del suo processo creativo che si ritrovano anche nelle opere successive; innanzitutto la lunghezza
delle inquadrature, che spesso hanno la lunghezza di un caricatore e non vengono quasi mai tagliate.
Un altro elemento importante è l'utilizzo che viene fatto della musica, infine il realismo esasperato.
Schauplätze
| Regia, fotografia (bianco e nero, 16 mm) e produzione: | Wim Wenders |
| Durata: | 10' |
| Origine: | Germania, 1967 |
Same Player Shoots Again
| Regia, fotografia (colore, 16 mm), montaggio e produzione: | Wim Wenders |
| Interprete: | Hanns Zischler |
| Durata: | 12' |
| Origine: | Germania, 1968 |
Il primo cortometraggio realizzato da Wenders è
Schauplätze (1967),
che è andato perduto. Come Wenders raccontò in seguito a Jan Dawson, di questo
cortometraggio sono rimaste soltanto due inquadrature che furono inserite come incipit
nel secondo dei cortometraggi,
Same Player Shoots Again
(1968), al quale si può quindi a ragione far risalire l'effettivo esordio cinematografico del regista:
"In effetti [Schauplätze] non andò del tutto perduto. Rimasero due sequenze,
che adesso sono le prime due in 'Same player shoots again'. In un certo senso ne sono il preludio, o
piuttosto gli antecedenti. Vengono prima dei titoli di testa. E il resto del film, dopo i titoli, consiste in una
sequenza di tre minuti ripetuta cinque volte. E' stato girato in bianco e nero ed è ripetuto cinque
volte ma sempre con un colore leggermente diverso.." (Dawson, 1976 : 35). Alla fine della
quinta inquadratura compare la scritta «TILT» ad annunciare che la partita è finita.
L'ultima immagine mostra l'interno di un'automobile in corsa: sul sedile posteriore c'è il protagonista,
con il capo reclinato e la faccia insanguinata. Wenders in questo suo primo lungometraggio compie una
rivisitazione degli stereotipi del film noir:il bandito, il fucile e l'auto sono tutti accenni al poliziesco,
anche se è evidente una certa trasgressione delle regole narrative convenzionali.
Silver City
| Regia, fotografia (colore, 16 mm), montaggio e produzione: | Wim Wenders |
| Durata: | 25' |
| Origine: | Germania, 1968 |
Silver City,
(1968), si compone di undici inquadrature, ognuna delle quali ha la durata di un caricatore di trenta metri
(equivalente a circa tre minuti di proiezione). Nella prima parte viene mostrata la periferia di
Monaco ripresa alle prime luci dell'alba dagli appartamenti
dove in quegli anni abitava Wenders. La macchina da presa rimane fissa in campo totale per ognuna delle
inquadrature, cosicché si vedono da lontano piazze, larghe strade semideserte o incroci con semafori
lampeggianti. Nella seconda parte gli stessi luoghi vengono ripresi di sera nell'orario di rientro dal lavoro,
quindi pieni di gente e con tanto traffico. Alla metà del film si vede un uomo attraversare i binari della
ferrovia poco prima del passaggio di un treno. "La narrazione è ignorata, per celebrare il
trionfo della realtà.", scrive Filippo D'Angelo nella sua biografia di Wenders, pubblicata nella
collana "Il Castoro Cinema" (D'Angelo, 1994 : 25). Si lascia fluire il film in una naturale
lentezza che culla lo spettatore e gli presenta la banalità della vita quotidiana. Il film ricorda i primi
tentativi pionieristici della storia del cinema e, secondo Wenders, rappresenta una trasposizione della
sua passione pittorica per i paesaggi all'interno del mezzo di comunicazione film.
Polizeifilm
| Regia, fotografia (bianco e nero, 16 mm) e montaggio: | Wim Wenders, con la collaborazione di Gerhard Theuring |
| Sceneggiatura: | Albrecht Göschel |
| Interpreti: | Jimmy Vogler, Kasimir Esser |
| Produzione: | Bayerischer Rundfunk (Monaco di Baviera) |
| Durata: | 12' |
| Origine: | Germania, 1968 |
Più consapevole è l'approccio col quale Wenders affronta la regia di
Polizeifilm,
girato nel 1968 durante le contestazioni studentesche e realizzato in collaborazione con Gerhard Theuring,
anch'egli studente della HFF. Il cortometraggio mostra due giovani poliziotti di
Monaco ai quali un commentatore fuori campo suggerisce nuovi
metodi di repressione delle proteste. A queste immagini si intercalano documenti di repertorio di scontri tra
studenti e le forze dell'ordine impegnate a mantenere il rispetto della legge. Wenders ci offre una parodia
della polizia inserendo immagini di fumetti di Disney (il commissario
Basettoni) e intervistando i due poliziotti con il volto coperto da una calza, quasi come se fossero dei
delinquenti.
Alabama: 2000 Light Years
| Regia e montaggio: | Wim Wenders |
| Fotografia (bianco e nero, 35 mm): | Wim Wenders, Robby Müller |
| Musica: | Rolling Stones |
| Interpreti: | Paul Lys, Peter Kaiser, Werner Schroeter, Schrat, Muriel, King Ampaw, Christian Friedel |
| Produzione: | Hochschule für Fernsehen und Film (Monaco di Baviera) |
| Durata: | 22' |
| Origine: | Germania, 1969 |
Alabama: 2000 Light Years del 1969 lascia comprendere quanto sia importante la musica nei film di Wenders, soprattutto in questi primi cortometraggi in cui il regista, grande appassionato di rock'n'roll, mette in scena la colonna sonora della sua giovinezza. E' il primo film girato da Wenders a 35 mm, cioè il formato cinematografico standard, ed è anche il primo in cui si avvale della collaborazione di un operatore alla macchina da presa, Robby Müller, che gli starà al fianco in quasi tutti i suoi successivi lavori. La purezza delle forme dei precedenti cortometraggi lascia spazio ai grandi miti del suo immaginario: il rock 'n' roll, i lunghi viaggi in auto, l'America e il cinema. La prima inquadratura mostra un primo piano di una radio che trasmette un brano interpretato da Jimi Hendrix, "All Along the Watchtower", a cui fa seguito l'inquadratura di una strada vista dall'alto. Con queste due inquadrature si introduce la storia vera e propria, che Reinhold Rauh, nella sua biografia di Wenders, ha descritto così: "L'eroe esce da un locale dove dei giovani lo guardano statuari e muti, un gruppo che sembra uscire direttamente dalla copertina di un disco. Questo eroe se ne va con un revolver, per poi tornare dopo lunghi viaggi in auto dai ragazzi che nel frattempo sono stati assassinati. Dopo essersene andato di nuovo, l'eroe muore con la dissolvenza dell'immagine." (Rauh, 1990 : 19). In effetti lo sbrigativo riassunto che ci dà Rauh della storia del film costituisce un indizio per poter affermare che tutto ciò che accade nei film di Wenders è spesso solo un pretesto per mostrare immagini: tutto il resto non conta. L'eroe si reca in un bar dove il gruppo di amici sta ascoltando la musica proveniente da un juke-box. Anche qui la morte dei ragazzi e l'auto che viaggia per le strade circondate dai boschi vengono mostrate senza alcuna spiegazione. Alla fine del film viene ripresentata nuovamente la canzone "All Along the Watchtower", stavolta nella versione cantata da Bob Dylan. La dissolvenza in chiusura alla fine del film rappresenta un'inquadratura soggettiva dell'eroe, in pratica essa sancisce la fine del protagonista: l'esaurirsi del film coincide con la morte del personaggio.
L'elemento più appariscente di questo film è costituito dai lunghi viaggi in automobile, ai quali
la musica fa da contrappunto. Il risultato è che si instaura un rapporto contemplativo con tutto ciò
che si vede. A proposito di questo film, Wenders ha dichiarato: "E' sulla canzone 'All Along the Watchtower'
e il film è su ciò che succede o che cambia a seconda che la canzone sia cantata da
Bob Dylan
o da Jimi Hendrix.
[...] E' più un film di dopo l'azione, di dopo la storia. Il soggetto è la morte. Questo è
quanto si può dire della storia: che tratta della morte. Alla fine, è la macchina da presa che sta
morendo, non l'uomo. Cioè, l'uomo sta morendo, ma non lo si vede morire, si vede morire la macchina,
il che vuol dire che si vede una dissolvenza molto, molto lenta." (Dawson, 1976 : 36).
Drei Amerikanische LP's
| Regia, fotografia (colore, 16 mm) e montaggio: | Wim Wenders |
| Sceneggiatura: | Peter Handke |
| Musica: | Van Morrison, Harvey Mandel, Credence Clearwater Revival |
| Interpreti: | Wim Wenders, Peter Handke |
| Produzione: | Hessischer Rundfunk (Francoforte) |
| Durata: | 15' |
| Origine: | Germania, 1969 |
Drei Amerikanische LP's, del 1969, è un lavoro eseguito su incarico della televisione regionale dell'Assia (Hessen) e che andò in onda all'interno di una rubrica culturale. E' un film importante, perché alla stesura della sceneggiatura collabora Peter Handke e perché si tratta del primo tangibile documento del fruttuoso sodalizio tra i due artisti (la collaborazione tra i due uomini di cultura avrà un seguito in Falso movimento e successivamente in Il cielo sopra Berlino). Gli stessi Handke e Wenders sono i protagonisti del film, anche se non vengono mai inquadrati. Il film prende spunto da un viaggio in automobile e la cinepresa indugia ad inquadrare dal finestrino il paesaggio che scorre lateralmente durante il tragitto. Si vedono sfilare città, negozi, palazzi, strade di campagna, cartelloni pubblicitari, cimiteri d'auto, fabbriche, mentre si sente la musica tratta da tre LP di gruppi rock: Van Morrison, Creedence Clearwater Revival e Harvey Mandel. Fuori campo le voci di Handke e di Wenders commentano gli LP che stanno ascoltando con l'autoradio. In ultima analisi il vero eroe di questo film è il rock'n'roll, che "diventa l'unico strumento di comunicazione in un universo desolato e impenetrabile". L'abbandono del "paesaggio sconfinato che scorre lentamente dal finestrino di un'auto, proprio come in un road movie americano", fa da cornice alla musica che si ascolta (D'Angelo, 1994 : 28). In questo viaggio non rimane nulla della carica liberatoria che caratterizza i road movies d'oltreoceano, niente resta della sfida dell'eroe al sistema e dell'opportunità di riaffermazione della propria identità. Il viaggio è da considerarsi in questo cortometraggio come "l'occasione per verificare la frattura dell'individuo da una realtà meccanizzata e alienante." (D'Angelo, 1994 : 28). Ed è partendo da questa dolorosa consapevolezza che Wenders si accinge a dirigere il suo primo lungometraggio.