"Tokyo-ga"


Regia e sceneggiatura: Wim Wenders
Fotografia (colore, 35 mm): Ed Lachman
Montaggio: Wim Wenders, Solveig Dommartin, con la collaborazione di John Neuburger
Suono: Hartmut Eichgrün
Musica: Dick Tracy, Loorie Petitgand, Mèche mamecier, Chico Rojo Ortega
Con la partecipazione di: Chishu Ryu, Yuharu Atsuta, Werner Herzog
Produzione: Chris Sievernich per Road Movies Filmproduktion GmbH (Berlino)
Durata: 92'
Origine: Germania, 1986

Nell'aprile 1983, durante la preparazione di Paris, Texas, Wenders si reca a Tokyo per presenziare ad una rassegna sul cinema tedesco. Il regista aveva già dimostrato l'interesse per i lavori documentaristici, girando l'anno precedente Reverse Angle - N.Y.C., March 1982 e Chambre 666. Decide così, secondo quanto afferma Rauh, di portare con sé una cinepresa e di chiedere al direttore della fotografia Ed Lachman, che aveva curato le riprese di Nick's Film, di accompagnarlo nel viaggio. In quindici giorni di permanenza nella capitale giapponese prende forma il lavoro documentario che viene chiamato Tokyo-ga (letteralmente: "Viaggio a Tokyo") (Rauh, 1990 : 107). Il progetto trae la sua origine da un grande amore di Wenders per le opere cinematografiche del regista giapponese Yazujiro Ozu. Oltre a questa comunanza di interesse per uno sguardo che si soffermi sui dettagli apparentemente insignificanti, Wenders si sente legato a Ozu perché anch'egli, come sostiene D'Angelo, appartiene ad una società "fortemente segnata dall'imperialismo culturale statunitense e, di conseguenza, [sente] un'analoga vocazione ad affermare artisticamente un'identità personale e non colonizzata." (D'Angelo, 1994 : 118). Wenders ambisce a ricercare con la cinepresa le tracce di Ozu e va ad intervistare i suoi più stretti collaboratori, il suo attore preferito, Chishu Ryu, e l'operatore di quasi tutti i suoi film, Yuharu Atsuta, che dopo la morte del Maestro si è rifiutato di lavorare con altri registi per non tradire la sua sacrale concezione del lavoro cinematografico. Wenders e Lachman filmano inoltre una gran quantità di materiale, immersi nell'atmosfera cittadina di Tokyo: il traffico, la mania dei giapponesi per il golf, i giovani nel parco, le copie in cera delle pietanze che vengono esposte nelle vetrine dei ristoranti, i monitor televisivi negli alberghi. Wenders sembra voler suggerire che nel paese di Ozu non c'è più tempo per resuscitare le magie del passato, che anche in Giappone è in atto la catastrofe che ci porta ad essere dominati dalle invenzioni tecnologiche. Il momento più toccante del film è proprio l'intervista all'operatore Atsuta, durante la quale questi si commuove mentre sta spiegando le modalità di preparazione delle inquadrature di Ozu e mostra le reliquie degli attrezzi che egli custodisce ancora e che venivano usati da Ozu durante le riprese. Nel documentario appare anche Werner Herzog, anch'egli invitato come Wenders dagli organizzatori della rassegna sul cinema tedesco. Herzog spiega davanti alla macchina da presa la sua ferma volontà di recuperare nuovi sguardi e visioni lontano dalle luci della civiltà moderna, mentre Wenders avverte l'esigenza di calarsi nella moltitudine della folla giapponese, con l'unico intento di scacciare il fantasma della solitudine.


18) Il ritorno in Europa


16) "Paris, Texas"


Bibliografia essenziale


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