"Nick's Film - Lampi sull'acqua"


Regia, soggetto e sceneggiatura: Wim Wenders
Fotografia (colore, 35 mm): Ed Lachman (assistenti: Martin Schäfer, Mitch Dubin, Tim Ray)
Videocamera: Tom Farrell
Montaggio: Peter Przygodda, riveduto nella seconda versione da Wim Wenders e Chris Sievernich
Suono: Martin Müller, Maryte Kavaliauskas, Gary Steele
Musica: Ronee Blakely
Interpreti: Nicholas Ray, Wim Wenders, Susan Ray, Tim Ray, Tom Farrell, Ronee Blakely, Jerry Bamman, Pierre Cottrell, Mitch Dubin, Stephan Czapsky, Becky Johnston, Tom Kaufmann e gli uomini della troupe
Produzione: Road Movies Filmproduktion GmbH (Berlino), Wim Wenders Produktion (Monaco di Baviera), Viking Film (Stoccolma)
Durata: 91' - durata della prima versione: 116'
Origine: Germania, 1980

L'origine di Nick's Film - Lampi sull'acqua, realizzato tra l'aprile e il giugno del 1979 a New York e in California, risiede nella grande amicizia che ha legato Wenders al regista americano Nicholas Ray (Nick per gli amici). I due si erano conosciuti alla fine del 1976, quando Wenders chiese a Ray di comparire in L'amico americano nella parte del pittore Derwatt, che era l'artista che si fingeva morto per accrescere il valore dei suoi quadri. Ray aveva accettato l'invito rivoltogli dal regista tedesco e da allora i due si erano tenuti in contatto, soprattutto dopo che Wenders era andato ad abitare in America. Durante uno di questi incontri i due registi decidono di fare un film insieme e cominciano a lavorare separatamente ad alcune idee personali da sviluppare poi in seguito. Ray, da tempo sofferente per una malattia che lo costringeva a ripetuti soggiorni in ospedale, stava accarezzando due progetti distinti per tornare a fare cinema. Inizialmente l'idea comune è quella di girare un film di fiction con una trama distinta, ma poi l'aggravarsi delle condizioni di salute del regista americano fanno sì che il progetto iniziale si trasformi piuttosto in un testamento spirituale ed artistico del regista. Il critico D'Angelo afferma in proposito che il desiderio di Ray era probabilmente quello di lasciare un film-testamento, «su un uomo che vuole ritrovarsi prima di morire, ritrovare il rispetto di se stesso» (sono parole pronunciate da Nicholas Ray nel film) (D'Angelo, 1994 : 95).

Il film viene realizzato in uno dei periodi di stagnazione del progetto Hammett e vede la partecipazione dello stesso Wenders, che appare in alcune scene, così come appaiono tutti i membri della troupe di Ray e di Wenders, nonché la seconda moglie del regista tedesco, l'attrice Ronee Blakely. Si tratta indubbiamente di un film la cui realizzazione si dimostra sempre più difficile con il passare del tempo e con il peggiorare delle condizioni di salute di Nicholas Ray. La debolezza fisica del regista morente arriva col passare del tempo ad impedire lo svolgimento delle riprese, cosicché ci sono alcune sequenze che vengono girate in attesa del ritorno di Ray dall'ospedale e nelle quali si vede la troupe che aspetta il miglioramento delle condizioni del regista. Il risultato finale è quello di un film di circa due ore, che Wenders evita di vedere ultimato, perché troppo coinvolto emotivamente, e che viene montato dai suoi collaboratori - mentre il regista di Düsseldorf si reca da Coppola per il completamento del film Hammett. Presentato al Festival del Cinema di Cannes e alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1980, il film suscita immediatamente reazioni contrastanti e, secondo quanto scrive D'Angelo, si arriva a parlare di "fascismo cinefilo" (D'Angelo, 1994 : 96). Bernardo Valli, critico cinematografico già citato in precedenza, ha affermato che "al di là delle motivazioni profonde, del coinvolgimento emotivi e di tutte le cose dette, è un lavoro che doveva restare, con i suoi esiti, segreto." (Valli, 1990 : 124). Un altro critico, Lino Micciché, ha affermato in proposito che "l'errore principale stava però nell'iniziale presunzione di voler mischiare vita, cinema, amicizia, video e morte, nello stesso tempo, e nella successiva pretesa di voler cercare un rapporto convenzionale in sala con il pubblico di un evento la cui natura, malgrado tutto, suggeriva la riservatezza." (Valli, 1990 : 124, 125). Senza entrare esplicitamente nella controversia che avvolge questo film, è interessante specificare che Wenders gira questo film per amicizia, come egli stesso ha poi in seguito dichiarato in un'intervista a Michel Ciment ("Ho fatto questo film solo perché Nick era mio amico.") (Spagnoletti, 1982 : 14), e poi perché l'attesa per la ripresa della lavorazione di Hammett era snervante ("Lavorare a 'Nick's Film - Lampi sull'acqua' mi è servito per superare quell'attesa interminabile. ") (Spagnoletti, 1982 : 15).

"Già dopo Cannes Wenders si rende conto che quello non è il film che lui e Ray avevano immaginato.", ha scritto Filippo D'Angelo (D'Angelo, 1994 : 96). In conseguenza delle critiche ricevute Wenders decide di rimaneggiare personalmente il montaggio di Nick's Movie - Lightning over Water, giungendo così alla seconda versione di 91' nella quale c'è l'aggiunta di una voce fuori campo che commenta le tappe principali del film. Inoltre vengono eliminate molte delle sequenze girate con la videocamera, le quali davano inizialmente al film un aspetto troppo documentaristico. A proposito del montaggio, Wenders ha dichiarato: "Non ho rifatto il montaggio del film per il pubblico, ma per me, per non dover continuare tutta la vita a rimpiangere di essermi tirato indietro. " (Spagnoletti, 1982 : 18). Successivamente il regista ha puntualizzato la sua posizione affermando: "Ho capito che la concezione del primo montaggio era sbagliata. Avevo voluto farlo da un punto di vista esterno, in terza persona: mi sentivo talmente coinvolto da pensare che uno sguardo estraneo come quello di Peter Przygodda [l'addetto al montaggio, n.d.a.] avrebbe potuto essere utile, necessario. Ma già durante il montaggio avevo iniziato a pensare che non sarei riuscito a sbarazzarmi del film, che l'idea di affidare il montaggio a un estraneo era sbagliata e che bisognava raccontare il film in prima persona. [...] Per la prima volta sono stato io stesso a fare materialmente il montaggio." (Spagnoletti, 1982 : 18). Dopo questo film Wenders non ha più messo le mani su un montaggio cinematografico, né per uno dei suoi successivi film, né tantomeno per film di altri registi.


14) "Lo stato delle cose"


12) L'esperienza americana e il film "Hammett"


Bibliografia essenziale


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