Le alopecie cicatriziali secondo alcuni Autori sono entità
cliniche autonome, secondo altri rappresentano l'esito fibrotico-cicatriziale
di un gruppo eterogeneo di processi patologici che comportano
la distruzione del follicolo pilifero. Tale patologia può
interessare primitivamente il follicolo pilifero o la cute e l'esito
finale è sempre la distruzione del follicolo pilosebaceo
con alopecia definitiva. Compito del medico è porre una
corretta diagnosi per evitare al paziente cure inutili o per instaurare
prontamente una terapia corretta che, in molte di queste forme
a carattere progressivo, potrà portare ad arresto dell'evoluzione
alopecizzante. Quando il processo patologico sarà arrestato
la terapia di queste forme diventerà chirurgica.
Ne facciamo una, obbligatoriamente incompleta, classificazione.
Di queste forme le più interessanti su piano nosologico, trico-dermatologico, sono quelle classificate genericamente come "autoimmini". In tutte queste forme la caduta di capelli, mai abbondante, è in anagen. Il capello che cade, e che può essere estratto dal follicolo con leggera trazione, porta con se, intorno al bulbo come una masserella gelatinosa, quanto resta della guaina epiteliale interna . Il punto di clivaggio dove si compie il distacco del capello dal follicolo è a livello della guaina epiteliale esterna e su di essa sono stati rinvenuti complemento, autoanticorpi ed immunocomplessi: testimoni dell'evento autoimmune che porta alla atrofia cicatriziale del follicolo.
Aplasìa cutis
L'aplasia cutanea è una rara anomalia dovuta a difetto
di sviluppo embrionario della cute. Si evidenzia alla nascita
come un'area di 1-2 cm priva di cute, rotondeggiante od ovalare,
di aspetto erosivo o ulcerato, a fondo liscio o fortemente eritematoso.
La lesione evolve in alcune settimane verso una cicatrizzazione
(atrofica o cheloidea) che può essere ritardata dalla ripetuta
formazione di croste. Nell'area interessata gli annessi cutanei
(peli e ghiandole) sono totalmente assenti. L'aplasia circoscritta
del vertice si associa generalmente ad altre manifestazioni: agenesìa
delle ossa sottostanti, microcefalìa e ritardo mentale,
sordità, spina bifida, labio e palatoschìsi, ipotiroidismo,
insufficienza pancreatica etc. La terapia è orientata a
favorire la riparazione cicatriziale nell'area colpita impedendo
infezioni opportunistiche.

Follicolite decalvante
Affezione abbastanza rara, più frequente nel maschio che
nella femmina, colpisce preferibilmente l'età adulta ed
è caratterizzata inizialmente da infiammazione follicolare
con pustole (rilievi circoscritti cutanei contenenti pus) a capocchia
di spillo situate in corrispondenza dei follicoli piliferi e successivamente
da distruzione del follicolo stesso con caduta dei capelli e formazione
di chiazze alopeciche cicatriziali, rotondeggianti od ovalari,
con pustole disposte alla periferia. Talvolta possono permanere
all'interno delle chiazze pustole isolate o qualche follicolo.
La presenza abituale delle pustole lungo la circonferenza delle
chiazze giustifica l'estensione centrifuga del processo. Nelle
vecchie lesioni predominano le zone di atrofia cicatriziale e
le pustole rappresentano un reperto occasionale. Per quanto riguarda
le cause, anche se spesso si può isolare un germe, lo stafilococco
aureo, dal liquido delle pustole, è verosimile che alla
base del processo debba esserci un difetto della risposta immunitaria
o della chemiotassi leucocitaria. La terapia, immunostimolante
e antibiotica per via generale, ha di solito effetto solo durante
il periodo di somministrazione.

Lichen planus
Il lichen planus è una frequente eruzione cutanea caratterizzata
dalla comparsa di papule (rilievi circoscritti cutanei formati
da un ammasso di cellule) che:
sulla cute assumono un caratteristico aspetto poligonale (diametro
3-10 mm) con colorito rosso-lilla (in particolare sono interessate
la superficie flessoria degli avambracci e dei polsi, il dorso
delle mani, i genitali, gli arti inferiori);
a livello delle regioni palmo-plantari si manifestano come semplici
rilievi di tipo corneo (simulanti delle callosità);
sulle mucose si presentano infine come papule biancastre disposte
a nervatura di foglia (sulla mucosa geniena, cioè all'interno
delle guance) o rotondeggianti (sulla lingua).
Sul cuoio capelluto la malattia inizia con una fase abbastanza
fugace di papule dal tipico colorito lilla associate a eritema
e desquamazione, seguita poi da cheratosi follicolare (lichen
follicolare) e successiva atrofia cicatriziale. Quando la chiazza
cicatriziale ha tendenza ad allargarsi in modo centrifugo la cheratosi
follicolare può essere presente ai bordi. Da ultimo le
lesioni si presentano di colorito bianco-avorio, irregolari e
la diagnosi non è più possibile (pseudopelàde)
se non si reperiscono altrove le lesioni tipiche. Istologicamente
a livello dell'epidermide si osserva ipercheratosi (aumento di
spessore dello strato corneo), àcantosi (aumento di spessore
degli strati spinoso e granuloso) e degenerazione vacuolare delle
cellule basali; a livello del derma predomina un infiltrato cellulare,
prevalentemente T linfocitario e macrofagico, aderente all'epidermide
e con margine inferiore nettamente definito infiltrato a banda)
associato a corpi colloidi eosinofili. La patogenesi dell'affezione
è verosimilmente immunodeterminata (probabilmente da linfociti
T ad attività citotossica sulle cellule dello strato basale
dell'epidermide). La terapia, problematica, viene effettuata soprattutto
con i corticosteroidi per via intralesionale o generale.

Lupus eritematoso
Il lupus eritematoso può interessare il cuoio capelluto
sia nella forma sistemica (LES) che in quella discoide fissa (LED).
Nel primo caso i capelli in parte cadono (l'alopecia è
di solito reversibile) e in parte si presentano secchi, fragili
e spezzati; sul margine frontale possono essere presenti caratteristici
capelli corti (hair lupus). Nel secondo caso la manifestazione
è invece più caratteristica: un numero variabile
di chiazze prive di capelli (in genere da 1 a 4) si presenta con
eritema (arrossamento), ipercheratosi follicolare marcata (fittoni
duri, di materiale corneo, in corrispondenza dei follicoli piliferi)
e atrofia (marcata riduzione di spessore della cute) a cui si
associano, come sintomi di secondaria importanza, desquamazione,
discromia (variazioni di colore) e teleangectasie (dilatazioni
permanenti dei piccoli vasi superficiali cutanei). L'esito è
cicatriziale definitivo e quando residuano solo le cicatrici la
diagnosi differenziale con le altre alopecie cicatriziali è
praticamente impossibile.
L'eziologia è sconosciuta e la patogenesi autoimmunitaria
(sarebbe legata alla comparsa di cloni di cellule immunocompetenti
attive contro antigeni normali dell'organismo). Nel siero, con
l'immunofluorescenza indiretta, sono dimostrabili:
autoanticorpi rivolti contro costituenti nucleari, costituenti
citoplasmatici, costituenti sierici e contro antigeni di superficie
sia di elementi figurati del sangue (globuli rossi, globuli bianchi
e piastrine) che di organi;
complessi Immuni;
crioglobuline;
riduzione dell'attività complementare totale e di singole
frazioni del complemento;
deficit dell'immunità cellulo-mediata.
Nel lupus eritematoso possono essere documentati reperti immunopatologici
anche a livello cutaneo: con la tecnica dell'immunofluorescenza
diretta si dimostra un deposito granulare di immunoglobuline e
complemento alla giunzione dermo-epidermica (membrana basale)
ed in sede vascolare che prende il nome di Lupus Band Test.
L'istologia è caratterizzata essenzialmente da ipercheratosi,
alterazione degenerativa vacuolare liquefacente focale dei cheratinociti
dello strato basale, infiltrato monocitario periannessiale e giunzionale.
La terapia, con risultati variabili soggetto per soggetto, viene
effettuata con corticosteroidi ed antimalarici di sintesi.

Mucinosi follicolare (alopecia
mucinosa )
Questa malattia, ad eziologia sconosciuta, è stata descritta
da Kreibich nel 1926 e da Gougerot e Blum nel 1932. Si presenta
in tre forme principali: la prima, mucinosi follicolare acuta
benigna, è caratterizzata da chiazze eritematose di qualche
centimetro di diametro e da papule del colore della pelle normale,
localizzate a viso, collo, spalle e cuoio capelluto (dove i capelli
cadono
lasciando gli ostii follicolari sporgenti); colpisce prevalentemente
bambini e giovani adulti e risolve senza trattamento. La seconda,
mucinosi follicolare cronica benigna, si presenta con lesioni
simili alle precedenti, ma più numerose e diffuse e associate
ad altre di aspetto nodulare; colpisce per lo più individui
adulti ed è benigna nonostante il lungo decorso e le frequenti
esacerbazioni. La terza, mucinosi follicolare secondaria o paraneoplastica
(15-25% dei casi), sempre associata ad un linfoma (tumore maligno
delle cellule linfocitarie), è caratterizzata da placche
multiple generalizzate ed infiltrate, interessa quasi esclusivamente
individui fra i 40 ed i 70 anni di età. Nel primo caso
l'alopecia è reversibile, nel secondo e nel terzo caso
diventa invece lentamente cicatriziale. Istologicamente si osservano:
a livello dell'epidermide, restringimenti nucleari ed alterazioni
degli organuli intracitoplasmatici; a livello del derma un infiltrato
linfomonocitario più o meno significativo. Il danno è
invece evidente a livello della guaina esterna della radice e
della ghiandola sebacea dove si osservano inizialmente piccole
aree di aspetto cistico che successivamente possono confluire
distruggendo definitivamente l'apparato follicolare.

Pseudoarea di Brocq
Con il nome di "pseudoarea" Brocq ha descritto un'alopecia
di tipo atrofico-cicatriziale in piccole e numerose aree, a localizzazione
elettiva al vertice, caratterizzata da evoluzione lenta e progressiva
in assenza di fenomeni infiammatori significativi. Le chiazze
si presentano di colore bianco-avorio e glabre . Non di rado l'atrofia
risparmia, all'interno delle singole chiazze, alcuni capelli che
tuttavia sono facilmente asportabili con modesta trazione. Sia
questi capelli, che quelli posti alla periferia delle chiazze
mostrano, se asportati, una guaina traslucida, gelatinosa, più
o meno spessa, che riveste per alcuni millimetri la radice. La
pseudoarea colpisce soprattutto le donne fra 20 e 40 anni e, pur
estendendosi progressivamente in modo centrifugo, difficilmente
determina un'alopecia totale. Istologicamente si osserva un infiltrato
linfomonocitario perifollicolare. L'eziologia è controversa
ma, la maggior parte degli Autori è ormai orientata a considerarla
un'entità autonoma solo quando non si riesce a collegarla
con malattie specifiche (LED, lichen planus, sclerodermia, follicolite
decalvante etc.) delle quali rappresenterebbe una particolare
espressione a livello del cuoio capelluto.

Sclerodermia
Le sclerodermie sono dermatosi croniche, anch'esse autoimmuni,
caratterizzate da insidiosa e lenta trasformazione, circoscritta
o diffusa, della cute che assume un aspetto cicatriziale, ispessito,
non sollevabile in pieghe e un colore simile alla cera o all'alabastro.
Nell'ampia dizione di "sclerodermia" rientrano sia forme
localizzate, puramente dermatologiche, contraddistinte da chiazze
a limiti netti a volte circondate da un caratteristico bordo rosso-lilla,
con decorso autolimitato benigno, sia forme diffuse ad andamento
progressivo in cui lo stato sclerodermico inizia subdolamente,
ad esempio alle mani, al torace, al volto, per poi diffondersi
alle zone adiacenti costruendo in ultimo intorno al soggetto una
specie di "armatura" che rende difficoltosi o impedisce
del tutto i movimenti articolari; in un periodo successivo vengono
interessati altri organi, l'esofago, l'intestino, i polmoni, il
cuore etc. con esito finale quasi sempre fatale. La patogenesi
della sclerodermia è attualmente prospettata come immunologica:
nel siero, con l'immunofluorescenza indiretta, sono dimostrabili
anticorpi contro vari apparati (collagene, mitocondri, apparato
del Golgi, centriolo etc.) ma, soprattutto (60-80% dei casi),
anticorpi antinucleo cellulare (A.N.A.) diretti contro i nuclei
delle cellule endoteliali dei capillari dermici che, secondo molti
Autori, rappresenterebbero la primitiva lesione della sclerodermia
sistemica. L'istologia è caratterizzata essenzialmente
da ipertrofìa (aumento di volume) e neoformazione di fasci
di collagene e da progressiva iperplasìa dell'intima dei
vasi (aumento del numero delle
cellule che rivestono la parete interna del vaso, quella cioè
a contatto con il sangue), soprattutto arteriolari, fino a stènosi
completa del lume. La terapia, prolungata e spesso inconcludente,
si basa su corticosteroidi, griseofulvina e farmaci vasoattivi
per le forme sistemiche e su corticosteroidi locali e antimalarici
di sintesi per via generale per quelle circoscritte.

Tigne - Kèrion- tigna favosa
Con il termine tigna si intende l'aggressione del capello (o del
pelo) da parte di un micete ("fungo").
La tigna del cuoio capelluto (tìnea càpitis) si
presenta con una o più chiazze eritematose, desquamanti,
nelle quali i capelli sono spezzati e di aspetto impolverato (spore
del fungo). A seconda del tipo di micete in causa le chiazze potranno
essere singole o poco numerose, a limiti netti, rotondeggianti,
di diametro fino a 5 cm, con capelli troncati 2-3 mm sopra l'emergenza
dal cuoio capelluto (tigna microsporica), oppure più numerose,
a limiti indistinti, di disegno irregolare e larghezza non superiore
a 1-2 cm, con capelli troncati all'emergenza (punti neri) associati
ad altri "superstiti" all'interno della chiazza (tigna
tricofitica). Il contagio può derivare dal contatto con
animali domestici (Micròsporum canis), animali da stalla
(Tricòphyton mentagrophytes, Tricòphyton verrucosum),
suolo (Micròsporum gypseum), altri esseri umani (Micròsporum
audouinii, Tricòphyton tonsurans, Tricòphyton violaceum).
Nella tigna microsporica, da noi più frequente, l'esame
microscopico "a fresco" del capello ammalato e delle
squame mostrerà spore e filamenti, specialmente piccole
spore attorno al capello, tipo ectotrix, o anche filamenti all'interno
del capello, tipo endotrix, e/o filamenti ed artrospore nelle
squame.
Nella tigna tricofitica il capello mostra al suo interno numerose
artrospore in catene parallele e filamenti con il tipico aspetto
endotrix (capello a sacchetto di noci) mentre poche spore sono
visibili all'esterno in posizione ectotrix.
La tigna, se ben curata, guarisce definitivamente in 4-6 settimane.

Nel Kèrion alcuni dermatofiti, ed in particolare i tricofiti
zoofili sopra ricordati, determinano perifollicoliti e follicoliti
profonde e suppuranti che successivamente si fondono dando origine
a chiazze rilevate fortemente eritematose, sormontate da formazioni
papulo-nodulari e pustolose
dalle quali fuoriesce pus in quantità abbondante in seguito
a pressione anche modesta. I capelli che si trovano all'interno
delle chiazze vengono inizialmente troncati dal micete e successivamente
eliminati definitivamente dal processo suppurativo cicatriziale.
La tigna favosa, rara in Italia, è una micosi del cuoio
capelluto determinata di solito dal Tricòphyton schonleinii,
antropofilo, e, più raramente, dai Tricòphyton quinckeaneum
e gallinae. Si presenta con chiazze eritemato-squamose perifollicolari
centrate da una pustola (abbastanza grande) che successivamente
si apre lasciando una patognomonica depressione giallastra a scodellina
(scùtulo), di 5-7 mm di diametro, dallo sgradevole odore
di "urina di topo", costituita da ammassi di filamenti
miceliali, spore e lamelle cornee disposte in modo concentrico
attorno al follicolo. L'esame alla luce di Wood evidenzia una
fluorescenza giallo-verdastra. Gli scutuli possono estendersi
in modo centrifugo raggiungendo i 2-3 cm di diametro e confluire
poi in ampie masse crostose giallo-verdastre, stratificate e friabili,
all'interno delle quali si possono trovare dei capelli assottigliati,
opachi, decolorati, "impolverati" e facilmente asportabili.
La terapia è prolungata e, se non effettuata correttamente
e precocemente, può non impedire l'evoluzione finale in
alopecia cicatriziale (caratteristicamente all'interno delle chiazze
permangono ciuffi di capelli superstiti).

Tricotillomania
Il termine indica un disturbo psico-neurotico in genere difficile
da diagnosticare con certezza e ancora più difficile da
fare accettare ai genitori del paziente. Si tratta per lo più
di bambini che, più o meno coscientemente, prendono l'abitudine
di attorcigliare e tirare i capelli con le dita. L'alopecia si
manifesta preferibilmente nelle aree fronto-parietali con chiazze
irregolari della grandezza di anche diversi centimetri, nelle
quali i capelli sono in parte assenti ed in parte spezzati all'altezza
di 2-3 mm (al di sotto di questa lunghezza non è infatti
possibile afferrarli con le dita). Il cuoio capelluto appare indenne.
Se nell'area interessata vengono asportati i capelli superstiti
si potrà osservare la completa assenza di quelli in fase
telogen. Istologicamente, nei casi gravi, il follicolo può
subire fratture nella continuità della matrice e distacco
della guaina epiteliale esterna da quella connettivale con successive
emorragie intra ed extra follicolari. Ciò determinerà,
anche se lo stimolo cessa, la persistente impossibilità
di produzione di un capello normale (tricomalacìa). La
terapia è di competenza medico-psichiatrica.

Tumori
Il cuoio capelluto è sede frequente di tumori benigni e
maligni, primitivi o metastatici. Frequenti ad esempio sono i
nevi, l'epitelioma basocellulare, le cheratosi attiniche, quelle
seborroiche etc. L'esame clinico e, nei casi dubbi quello istologico,
chiariranno la diagnosi.
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